Una startup atestina nel mondo della musica: Shiva

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Luca Baratella e Marco Vigato  sono due chitarristi e amici, che suonano da vari anni a Este e nei dintorni: il primo in band come “Slow Down” e “11Gradi”, il secondo nei “The Universe”. Questi due ragazzi stanno tentando di fare della loro passione, la musica, il loro futuro: Luca e Marco hanno deciso di avviare un’attività chiamata “Shiva”.
Facciamoci spiegare direttamente da loro in cosa consiste questo progetto.

Ciao ragazzi, per iniziare  vorrei chiedervi quali sono gli stimoli che vi hanno portato ad entrare nel mondo della musica?

Il primo dei due a rispondermi è Luca Baratella: “Ho iniziato a suonare a scuola, alle medie, con una chitarra classica,ma la mia prima “elettrica” l’ho comprata quando avevo circa quattordici anni. Sono da sempre un grande fan dei Queen e di conseguenza loro, ed in particolare il loro chitarrista Brian May, hanno fatto si che io mi impegnassi nel suonare.”
Per Marco Vigato l’approccio alla musica è stato differente:” Ho iniziato a suonare molto più tardi di Luca, circa a 18 anni, fino a quel momento, non mi ero mai interessato particolarmente alla musica e soprattutto ad uno strumento. La svolta avvenne quando ascoltai “Tender Surrender” di Steve Vai: rimasi sconvolto dall’abilità di questo chitarrista e decisi di iniziare a suonare per cercare di imitarlo.”

Parlatemi del progetto “Shiva”, da cosa è partita questa vostra idea? Di cosa si tratta?

 Mi risponde Marco:”Il progetto Shiva è nato nell’estate del 2012 dal sogno di entrambi di vivere di ciò che più amiamo: la musica. Il proposito era quello di aprire un negozio in cui vendere strumenti ed attrezzatura musicale varia, poi però abbiamo realizzato di avere le capacità necessarie per poter intraprendere un progetto interamente nostro. Luca in questi ultimi anni si è dedicato allo studio dell’elettronica, riuscendo quindi a costruire buona parte dell’attrezzatura  necessaria a suonare, ed io, nel 2011, ho seguito un corso di liuteria, imparando a lavorare il legno e a produrre autonomamente una chitarra. “
Per spiegarmi in cosa consiste il progetto Shiva, interviene Luca: “Io e Marco, con la Shiva, cerchiamo di fornire alla clientela chitarre, casse ed effetti che non si trovano in un qualsiasi negozio: vogliamo proporre dei prodotti studiati e costruiti esattamente sulle specifiche richieste ed esigenze del  cliente. Svolgiamo un lavoro artigianale. Nel giro di qualche mese saremo anche in grado di fornire una linea interamente nostra di prodotti, che comprende due diversi modelli di chitarre, 3 o 4 effetti,degli  alimentatori e delle casse passive”


Che obiettivi e speranze avete per il futuro?

A questa domanda i due si guardano, si mettono a ridere e mi rispondo:” I MILIARDI!!”. In realtà, mi spiegano che il loro obiettivo, ciò a cui ambiscono è di “vivere del loro lavoro e della loro passione, ma anche di avere l’onore e la soddisfazione di poter sentir suonare i loro prodotti in giro per l’Italia e per il mondo.”

E’ molto attuale il dibattito riguardo la disoccupazione giovanile e gli incentivi da conferire alle “startup”: nel vostro caso, cosa ne pensate di questa situazione economica? Ritenete che sia semplice per dei giovani avviare un’attività?

A  prendere la parola è Luca:” Per chiunque aprire un’attività in questo periodo è difficile, soprattutto per chi non ha a disposizione un capitale di partenza e non vuole rischiare di indebitarsi con le banche. Nel nostro caso, l’unica via percorribile è stata quella di lavorare in altri settori e di autofinanziarci. Purtroppo non sono anni semplici e si potrebbe trovare una facile soluzione nel “nero” o evadendo le tasse, io e Marco, però, crediamo nel nostro lavoro e siamo orgogliosi di impiegare il nostro tempo per  far progredire e crescere questo progetto, nonostante le avversità.”

Cosa ne pensate dell’ambiente musicale estense? Pensate che sia un’ ambiente fertile per nuovi talenti?

I due mi rispondono, affermando: “A Este, esiste la Scuola Civica di Musica che riesce a raccogliere un buon numero di iscritti, ed è pure elevato il numero di giovani autodidatti. Il problema è quindi che il Comune, forse per mancanza di mezzi o forse per scarso interesse, non riesce a valorizzare l’attività dei vari musicisti presenti sul territorio: le sale prove di riferimento in zona sono a Monselice, a quasi tutti i locali, nei quali le varie band si potevano esibire, è stato sottratto o negato il permesso a far eseguire musica dal vivo. Este, purtroppo, non è una città viva da questo punto di vista”

GreyCat

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