MUSICA-Massive Attack: “Blue Lines”

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Siamo a Bristol, a metà degli anni ’80, qui nasce il “Wild Bunch”, il “Mucchio Selvaggio”, il circolo culturale che in quegli anni sconvolge da capo a piedi l’intero ambiente culturale inglese. Fanno parte di questo collettivo artistico rappers, djs, musicisti e writers: emergono figure come Banksy, i Portishead, il rapper Tricky, ma soprattutto i Massive Attack. Quest’ ultimi sono un trio, formatosi nella città portuale inglese nel 1987, composto dal cantante e tastierista Robert Del Naja (“3d”), il cantante Grant Marshall (“Daddy G”) e dal tastierista Andrew Vowles (“Mushroom”). Ai tre, nei vari album da loro composti, si sono aggiunti numerosi collaborati, fra i quali: l’amico Tricky, Sinead O’Connor e Madonna.

Il 1991 è l’anno in cui i Massive Attack esplodono e si affermano nella scena musicale internazionale: viene pubblicato “Blue Lines”, la prima produzione della band. Questo album segna una pietra miliare nella musica di quegli anni: esso fonda il Trip Hop, una fusione fra jazz, rap ed elettronica. Nel 1998, dopo l’uscita di “Protection”(1994), viene pubblicato “Mezzanine”, il terzo lavoro dei Massive Attack; quest’album segna una svolta all’interno della band inglese: si passa a sonorità molto più cupe, e proprio per questo Andrew Vowles decide di abbandonare il gruppo. Nonostante l’abbandono, “Mezzanine” ottiene un grande successo sia nel pubblico, che nella critica. Negli anni  successivi Del Naja e Marshall producono altri due dischi, “100th Window”(2003) e “Heligoland”(2010), continuando a sperimentare nuovi suoni e generi.

“Blue Lines” si apre con “Safe from harm”:traccia dal groove ipnotico ed inibente. La linea di basso e batteria è presa direttamente da  “Stratus” di Billy Cobham (album “Spectrum”, 1973), in una magnifica reinterpretazione: rispetto al brano del batterista panamense, il trio vi inserisce due voci (quella di Robert Del Naja e di Shara Nelson) che alternano parti parlate a cantante , e dei riff di chitarra, più distorta rispetto all’originale.

Sono di fondo a quasi tutto l’album sonorità jazz e soul, che vengono amalgamati con il rap e l’elettronica, quest’ultima soprattutto attraverso basi di tastiere, di drum machine e attraverso lo scratch. Esempi di quest’eccezionale alchimia sono il terzo ed il quarto brano, “Blue Lines” e “Be Thankful For What You’ve Got”. Nelle tracce che seguono, in particolare in “Unfinished Sympathy” e in “Daydreaming”,  emerge prevalentemente l’utilizzo dell’elettronica.

L’incedere lento e raffinato di “Blue Lines”, guidato da linee di basso e batteria imperanti e potenti, conduce l’ascoltatore in un viaggio di 45 minuti, attraverso pacate ambientazioni, imbevute in fumi e profumi psicadelici e ammalianti. “Blue Lines” è un album raro ed unico, in 9 tracce, i ragazzi di Bristol, sono riusciti ad unire lo stile underground inglese, al rap e all’elettronica, ma anche alla raffinatezza del jazz ed al groove del soul.

 Questo è un album situato fuori dal tempo, è uno di quei lavori che se venisse ascoltato fra vent’anni stupirebbe ancora gli ascoltatori per la bellezza e l’intelligenza che emergono da esso.  

GreyCat

 

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